MedicinaFrattura del V metatarsale nella Danza

04/04/2023

La più comune frattura delle ossa metatarsali è la frattura del V, che rappresenta il 68% delle fratture metatarsali. L’osso metatarsale è costituito da tre zone, in cui può verificarsi la frattura: la tuberosità, la giunzione metadiafisaria (frattura di Jones, in una zona poco vascolarizzata e per cui possono verificarsi ritardi di consolidazione) e la diafisi prossimale (a 1,5 cm dalla tuberosità). Un altro tipo di frattura è la cosiddetta “frattura del ballerino” (dall’11% al 25% delle fratture del V e il 5% di tutte le fratture metatarsali), così chiamata in quanto più comune nei danzatori.

Quest’ultima tipologia vede, per la maggior parte, fratture spiroidi oblique con direzione da disto-laterale a prossimo-mediale, che si estendono nell’area metafisaria distale. È stato riscontrato che solitamente si verificano come lesioni isolate.

Il meccanismo di infortunio si manifesta in una caduta sulla parte esterna del piede dalla posizione di mezza punta o in punta o dall’atterraggio scorretto in seguito a un salto. Il trattamento di elezione è il trattamento conservativo, con tutore removibile o calzatura con suola rigida. Queste fratture possono essere con o senza scomposizione. È consigliato l’intervento chirurgico a cielo aperto in caso di scomposizione significativa o di interessamento articolare, con l’obiettivo di correggere l’angolazione dorsale della frattura ed evitare la “flessione plantare” del frammento distale. Fino a 5 mm di scomposizione potrebbe non esserci alcuna deformità visibile sul piede nè alcuna deformità o rotazione del quinto dito; tuttavia non sembra esserci reale consenso su quale sia il grado di angolazione o scomposizione significativo a tal punto da necessitare di un intervento chirurgico.

La sintomatologia e la presentazione clinica consistono in dolore nella regione laterale del piede (sia col movimento passivo e/o attivo sia con la digitopressione), ecchimosi e versamento. Dalla palpazione si può percepire gonfiore intorno al metatarsale. In seguito a una valutazione clinica, solo con una radiografia si può ottenere una diagnosi certa e accurata.

È stato studiato che il tempo di ritorno al cammino senza dolore può variare da 6 a 8 settimane dopo l’infortunio, che il tempo di ritorno all’utilizzo delle scarpe con suola morbida può avvenire a circa 7 settimane e che la formazione del callo osseo si ottiene a circa 8 settimane. In conclusione, però, si può affermare che la guarigione clinica avvenga a circa 6/7 settimane dall’evento traumatico. Inoltre, è provato che chi ha indossato una protezione con scarpa rigida riesca a ridurre notevolmente i tempi di ritorno a un cammino senza dolore, rispetto a chi ha utilizzato un tutore o uno stivaletto gessato.

In fase iniziale è consigliato il protocollo POLICE, che suggerisce protezione, carico ottimale, utilizzo del ghiaccio, compressione ed elevazione. Appena possibile, nel rispetto del dolore, è necessario introdurre esercizi in piscina e mobilizzazioni, con primi esercizi di percezione in scarico, per stimolare i recettori del piede. Rimosso il tutore, è possibile lavorare su propriocezione in carico e rinforzo dei muscoli intrinseci del piede. È da valutare la possibile presenza di instabilità articolare e di lesioni dei legamenti laterali del complesso caviglia-piede, visto il meccanismo di lesione in inversione.

Infine, un corretto lavoro di allineamento e rieducazione del gesto tecnico potrà riaccompagnare il danzatore in sala.

 

 

a cura della dr.ssa Noemi Rifino

Redazione SID – Scienza In Danza

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