RiflessioniDanzatori, Scienza e Tacchini

18/12/2019

Cosa potrebbe accadere se i preparatori atletici, basandosi esclusivamente sulla propria esperienza, impostassero ogni giorno la stessa routine di allenamento per i loro danzatori?

Per descrivere cosa potrebbe accadere mi piace raccontare la storia di un famoso tacchino. E’ la storia del tacchino induttivista ideata dal grande filosofo Bertrand Russell in merito al problema dell’induzione:

“Fin dal primo giorno il tacchino osservò che, nell’allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle ore 9 del mattino. Da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni affrettate. Osservò a lungo cosa accadeva in una vasta gamma di circostanze: il martedì e il venerdì, nei giorni freddi e nei giorni caldi, sia che piovesse sia che splendesse il sole, il cibo veniva puntualmente servito alle ore 9. Dopo molte osservazioni elaborò un’inferenza induttiva: ogni giorno mi danno il cibo alle 9 del mattino. Purtroppo questa induzione si rivelò falsa il giorno del Ringraziamento, quando, invece di venir nutrito, il tacchino fu sgozzato.”

Perché il tacchino è finito nel forno?

Il nostro amico tacchino è finito nel forno perché ha elaborato la sua idea basandosi esclusivamente su osservazioni particolari, non conoscendo quanto sia facile essere tratti in inganno e quanto sia importante la scienza per non essere tratti in inganno.

L’esperienza maturata dal tacchino in realtà non è priva di valore, perde valore solo se non viene integrata al senso critico, al dubbio e all’evidenza scientifica. Il tacchino, infatti, impara dall’esperienza, come dovremmo fare tutti. La fiducia si rinforza man mano che cresce il numero dei pasti amichevoli e si sente sempre più al sicuro, eppure ad ogni pasto la morte si avvicina. Nel momento in cui il tacchino smette di dubitare e smette di pensare si consegna al forno.

Il problema del tacchino è un problema che ci riguarda molto da vicino perchè rimanda alla conoscenza empirica dell’allenamento nella danza: una cosa ha funzionato in passato finché, inaspettatamente, smette di funzionare, e quello che si è appreso dal passato può risultare falso o pericolosamente ingannevole.

Questa storia raccontata dal buon Russell mi è sempre stata molto cara e trovo sia il miglior antidoto al “si è sempre fatto così”.

Se non vogliamo fare la fine del tacchino dobbiamo sforzarci tutti i giorni di testare con i danzatori le metodologie di allenamento e i protocolli di lavoro a partire dalle evidenze scientifiche e non esclusivamente sulla base dalla nostra esperienza.

E’ chiaro che la strada dell’esperienza abbia un enorme valore ma da sola purtroppo non basta: la nostra esperienza per quanto vasta resta limitata e, per questo motivo, deve essere integrata con la ricerca scientifica, il dubbio e il senso critico. Quello che funziona oggi con un danzatore potrebbe non funzionare domani con un altro danzatore. Il mio pensiero è che l’equilibrio tra esperienza lavorativa ed evidenza scientifica sia la strada ideale da percorrere in sinergia con direttori, maestri e danzatori. Questo eviterà a tutti noi di finire nel forno insieme al nostro amico tacchino (forse).

 

a cura del dr. Romeo Cuturi

Redazione SID – Scienza In Danza

®RIPRODUZIONE RISERVATA