La danza, in ogni sua forma, rappresenta una forma artistica di alto livello.
Durante l’esecuzione di tutti i fondamentali tecnici sono richieste doti fisiche, attitudinali e psichiche che diversificano la danza da ogni forma di “movimento corporeo”. La danza è una forma d’arte dove l’esecuzione del fondamentale è svolto con una grande ricercatezza tecnica e gestuale. La forma delle superfici articolari, l’azione muscolare e la conformazione corporea rappresentano i limiti a cui il ballerino è soggetto. Il rapporto tra i fattori sopra elencati influenza la possibilità di trauma e di lesioni da durata (altrimenti definite lesioni da overuse). La biomeccanica del corpo e dei muscoli influenza quindi la danza, in special modo quando il ballerino ricerca movimenti esasperati e/o movenze al limite dell’articolarità. I fattori di rischio nella genesi del trauma sono: il tipo di movimento/fondamentale tecnico, la velocità di esecuzione, lo stato psico-fisico del ballerino al momento del trauma, la forza espressa, le caratteristiche ambientali (suolo, tipo di scarpa, illuminazione). Per questo la danza, svolta a livello professionistico, prevede una profonda conoscenza della tecnica, al fine di sfruttare al massimo il proprio corpo per creare forme eteree e talora anche surreali e limitare il più possibile l’infortunio. Nel corso della sua carriera, il ballerino impara a conoscere se stesso, il proprio corpo, il proprio modo di rappresentare. Impara a conoscere la posizione dei suoi arti, la velocità con cui si stanno muovendo, impara a conoscere esperienze piacevoli e talora anche spiacevoli, come ballare nonostante il dolore proveniente da una tendinite, una lesione della cute provocata dalla scarpa da punta, un recente trauma. Il piede è una struttura forte, vigorosa, particolarmente sensibile e precisa. È un complesso osseo e legamentoso costituito da 26 capi ossei uniti da 29 articolazioni, in cui si possono distinguere 3 regioni: retropiede, mesopiede e avampiede. Le numerose articolazioni del piede, insieme alle strutture capsulari, legamentose e tendinee fanno si che il piede possa essere rigido ma flessibile allo stesso tempo, in relazione alle richieste funzionali. Basti pensare alle modificazioni di forma che il piede subisce durante la deambulazione, la corsa e, nell’ambito della danza classica, durante l’esecuzione dei fondamentali come, ad esempio, la prima posizione, il relevè in mezza punta e l’en pointe. Prima di indagare su questi aspetti, diamo ancora alcune informazioni sulla morfologia del piede. Esso, normalmente, poggia su 3 punti: grande tuberosià del calcagno, testa del I metatarsale, testa del V metatarsali. L’appoggio su questi punti è garantito dalla formazione di 3 archi che, unendosi, vanno a formare una volta. Nella danza classica, particolare attenzione viene prestata alla capacità di controllare l’arco mediale. Ponendo i piedi paralleli, come accade mettendo i piedi in parallelo in VI posizione accademica, si viene a creare un poligono di appoggio, la cui superficie e maggiore rispetto alla somma delle superfici di appoggio del singolo piede. Risulta chiaro come alcune posizioni della danza classica siano particolarmente “instabili” in quanto l’area di appoggio si riduce notevolmente. Il mantenimento dell’equilibrio sarà quindi connesso sia alle capacità di acquisire il corretto aplomb dell’arto inferiore, sia alle caratteristiche fisiche del ballerino. La presenza di un piede piatto, uno scarso en-dehors, una prima posizione ottenuta forzando l’en-dehors agendo sul ginocchio e sulla caviglia (“screwing” del ginocchio o “rolling in” della caviglia) sono fattori capaci di destabilizzare l’equilibrio e creare lesioni da sovraccarico muscolo-tendineo. In altre parole, una I posizione “non accademica”, acquisita senza “forzature” e con il giusto controllo articolare e muscolare, è caratterizzata da un poligono di appoggio ampio e quindi più stabile. Viceversa, una I posiziona accademica, acquisita con screwing e rolling in, è instabile e, per di più, ha un poligono di appoggio minore: la caviglia e il ginocchio sono più soggetti a traumatismi.
Esistono caratteristiche del piede che riducono la possibilità di andare in contro a lesioni, soprattutto da overuse:
1) un piede con un corretto appoggio: un piede piatto predispone a molte lesioni, quali tendinopatie, fratture da stress dei metatarsali, sovraccarichi articolari.
2) un buon sostegno della caviglia: tra i muscoli più importanti ricordiamo i peronei, il tibiale posteriore, il flessore dell’alluce e delle dita, la muscolatura intrinseca del piede.
3) un piede la cui lunghezza delle dita è quasi identica: definito piede quadrato. In questo modo il carico sulle dita e sulle teste metatarsali durante il relevè sarà meglio distribuito. In alternativa un piede il cui alluce risulta più lungo (piede egizio) ha di sicuro alcuni punti a sfavore, come ad esempio la difficoltà di calzare bene la scarpa da punta, la possibilità di sviluppare alluce valgo, la difficoltà di distribuire il carico su tutte le teste metatarsali durante il relevè. Il carico infatti sarà sopportato maggiormente dalle prime tre dita, mentre il mignolo difficilmente toccherà il pavimento durante il relevè in mezza punta.
L’errore tipico durante l’esecuzione dei fondamentali tecnici è il mancato sostegno della caviglia. In gergo tecnico, questo errore si definisce “rolling in”, per indicare il movimento di “rotolamento” che subisce la caviglia, con conseguente appiattimento della volta interna. Questo errore predispone però a molte lesioni e causa dolore fino a limitare alcuni fondamentali, come il relevè e l’en pointe. Il “rolling in” infatti determina uno stiramento dei tendini e della capsula vicino al malleolo interno (tibiale posteriore, flessore dell’alluce, flessore delle dita) e torsione dell’alluce. L’unghia dell’aluce non è rivolta verso il soffito, ma ruota verso l’interno, questo predispone a tendinopatie del flessore dell’alluce, a sovraccarichi articolari e ossei (sesamoidi), a lesioni della capsula metatarso-falangea con conseguente alluce valgo. Il mancato sostegno della tibiotarsico si ripercuote sull’esecuzione del relevè e della punta. La caviglia infatti risulterà instabile, tanto da rendere difficoltosa l’acquisizione dell’en pointe e anche della mezza punta, nonché permettere il giusto aplomb dell’arto inferiore. È dunque chiaro che il corretto controllo della tibiotarsica permette di eseguire più correttamente il relevè e quindi garantisce l’aplomb dell’arto inferiore. Il sostegno della caviglia è operato mediante il richiamo muscolare del tibiale posteriore e dei peronei, che devono lavorare in armonia per evitare tanto il rolling in della caviglia, tanto l’effetto opposto, vale a dire l’iper-correzione della caviglia stessa. L’ipercorrezione è un altro errore tecnico: si osserva una accentuazione spropositata della volta interna del piede, talora fino al distacco dal suolo della metatarso-falangea dell’alluce. L’alluce però non può restare sospeso, quindi si assiste ad una iper-estensione delll’alluce, così da portare progressivamente a un over lavoro del flessore dell’alluce fino a sua sofferenza. Si osserva salienza sottocutanea di alcuni tendini, come quello del tibiale anteriore. Questo tipo di errore predispone a lesioni da sovraccarico, come le tendinopatie del tibiale anteriore e dell’estensore dell’alluce, nonché ad un sovraccarico della porzione esterna del piede, soprattutto durante l’acquisizione della mezza punta.
a cura del dr. Omar De Bartolomeo
Redazione SID – Scienza In Danza
®RIPRODUZIONE RISERVATA
Se sei un maestro o un trainer e vuoi formarti professionalmente con noi entra adesso in:
www.scienzaindanza.com
Se sei un danzatore è vuoi curarti con il nostro Team della Clinica dei Danzatori entra ora in:
www.korperlab.it

