La rieducazione posturale del danzatore è l’atto finale di una procedura minuziosa che parte da un’attenta rilevazione dati e da un’accorta valutazione. Per eseguire la corretta rieducazione posturale del danzatore possiamo identificare una linea guida costituita da tre fasi.
Fase 1 – Screening posturale, valutazione statica, dinamica e test integrati
In questa fase dobbiamo considerare due aspetti diversi dello screening posturale, la valutazione statica e la valutazione dinamica. Durante la valutazione statica, se il danzatore è fermo in una posizione, ad esempio in piedi, possiamo osservare l’atteggiamento dei distretti corporei e metterli a confronto: la posizione di una spalla più alta rispetto alla controlaterale, l’antiversione o la retroversione di bacino, il valgismo o il varismo del ginocchio, la supinazione o la pronazione del piede, la differente area tra il triangolo della taglia destra e sinistra (il triangolo della taglia è l’area che sottende il cavo ascellare). Queste asimmetrie ci potrebbero già suggerire eventuali atteggiamenti posturali da approfondire. L’errore che si può commettere in questa fase è di considerare la postura immaginando il danzatore come una statua immobile traendo dunque delle conclusioni affrettate. Per non cadere in questo errore dobbiamo svolgere sempre anche la valutazione dinamica. Durante la valutazione dinamica osserviamo i movimenti: sia i movimenti generali sia i movimenti specifici. I movimenti dinamici generali sono ad esempio il movimento di flessione o estensione del tronco, di abduzione o adduzione della spalla, di rotazione interna o esterna delle anche solo per citarne alcuni. Successivamente osserviamo i movimenti specifici, che a differenza dei movimenti generali, appartengono al gesto danzato e sono dunque peculiari della disciplina. La valutazione dei movimenti specifici cambia a seconda della tipologia di danzatore che si sta valutando: il danzatore classico e il danzatore contemporaneo vengono valutati su gesti differenti. Oltre alla valutazione osservazionale della postura, della quale possono occuparsi tutti i professionisti della danza dai maestri ai clinici, vengono somministrati spesso anche test integrati. I test integrati hanno il compito di indagare alcune capacità come ad esempio la forza, la mobilità o il timing di reclutamento.
Fase 2 – Interpretazione dei dati
In questa fase dobbiamo sempre porci la domanda “Questo dato è normale per un danzatore?”. Facciamo un esempio chiaro per comprendere il valore di questa domanda: il caso della mobilità. Se decidiamo di analizzare la mobilità di un distretto articolare possiamo scegliere di adottare diversi test. I test di mobilità articolare validati e presi dalla bibliografia scientifica hanno però un forte limite, sono svolti su campioni eterogenei, non esclusivamente sui danzatori. Questa caratteristica porta a delle conseguenze pratiche. Spesso uno stesso dato può essere indice di ipermobilità per la popolazione comune mentre può essere del tutto normale per un danzatore. Il dato rilevato nel test, inoltre, potrebbe essere scambiato per un dato di ipermobilità anche stessi valutando altri tipi di atleti. In questo esempio, molto semplice, capiamo come un risultato di un test può contemporaneamente essere indice di normalità o di anomalia a seconda che io valuti la persona comune, il danzatore o l’atleta di altre discipline. Questa visione deve essere adottata su tutto lo screening. Spesso mi capita che alcuni colleghi mi inviino un danzatore preoccupati di un eventuale quadro patologico che in realtà non c’è. Qualsiasi dato dello screening posturale deve essere quindi sottoposto sempre alla domanda: “Questo dato è normale per un danzatore?”.
Fase 3 – Intervento rieducativo
In questa fase devo chiedermi quali sono le condizioni in cui è suggerito l’intervento rieducativo posturale. Sicuramente è suggerito nei casi in cui sono da correggere le disfunzioni e i compensi posturali correlati alla presenza di sintomi. Dunque, nei casi in cui il danzatore lamenti dolore, abbia una patologia o abbia subito un infortunio, devo adottare un intervento rieducativo specifico individuale sui fattori di movimento che hanno contribuito all’acuirsi della problematica. In queste situazioni si correggono tutti i compensi posturali e tutte le asimmetrie che emergono dallo screening? No. Devo saper distinguere cosa correggere e cosa non correggere poiché alcuni compensi per il danzatore potrebbero essere funzionali al suo modo di danzare. Se correggessi tutto senza differenziare l’intervento correrei il rischio di creare danno. Nel caso in cui il danzatore presenti asimmetrie statiche ma non presenti sintomi potrebbe essere addirittura suggerito il “non intervento posturale”. Facciamo un esempio concreto preso dalla nostra esperienza clinica per comprendere questa casistica. Marco è un danzatore di alto livello che si presenta a noi con il desiderio di migliorare la propria performance artistica in vista di un’audizione. Marco presenta alcune asimmetrie durante la valutazione posturale statica, la più evidente è la posizione della spalla destra che appare depressa rispetto alla spalla sinistra. Chiedendo a Marco di compiere alcuni movimenti tecnici, in particolare dei giri alla seconda, osserviamo che l’allineamento delle spalle si uniforma: non è più presente l’asimmetria. Nel caso di Marco, come spesso accade, abbiamo davanti a noi un danzatore sano con delle asimmetrie che spariscono durante l’esecuzione del gesto tecnico funzionale. Nel suo caso avrebbe senso andare a correggere un’asimmetria statica? No. Nel suo caso ha molto più senso costruire un percorso di preparazione fisica specifico individuale improntato sulle metodologie di allenamento per forza, potenza, agilità, equilibrio e resistenza. Possiamo quindi distinguere casi in cui è suggerito un intervento rieducativo posturale e casi in cui è suggerito proporre un lavoro di preparazione atletica; tuttavia, nella nostra pratica quotidiana lavoriamo quasi sempre in sinergia con questi due interventi che hanno scopo preventivo e performativo. Pensiamo ad esempio ad un giovane danzatore che non lamenti dolore ma presenti un importante atteggiamento scoliotico. Questo è il caso in cui, anche se l’allievo non presenta dolore è suggerito intervenire tempestivamente con la rieducazione e la preparazione fisica per evitare che il quadro scoliotico peggiori nel tempo. Agiamo in modalità preventiva anche con danzatori che presentano degli errori tecnici poiché tali errori sono solitamente correlati all’insorgenza di traumi o infortuni futuri.
dr. Romeo Cuturi

